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Scarico acque reflue sanzioni


  1. Scarichi - Acque Reflue | ARPA Lombardia
  2. Il punto sulla disciplina e le sanzioni applicabili agli impianti di depurazione
  3. Scarico delle acque reflue

domestiche senza autorizzazione. Solamente per gli. del TU commina sanzioni penali solo nel caso di scarichi industria li. Il trattamento sanzionatorio. La medesima condotta di scarico di acque reflue. e' tenuto al pagamento delle seguenti sanzioni amministrative: 1) scarichi di acque reflue domestiche: da euro a euro; 2) scarichi di acque reflue​. Le sanzioni di cui al comma 5 si applicano altresì al gestore di impianti di trattamento delle acque reflue urbane che nell'effettuazione dello scarico supera i. una serie di condotte circa lo sversamento di acque di scarico e le qualifica come penalmente rilevanti e meritevoli di sanzione penale.

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Le acque reflue si dividono in categorie a seconda della provenienza degli scarichi: acque reflue urbane: acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue industriali ovvero meteoriche di dilavamento convogliate in reti fognarie, anche separate, e provenienti da agglomerato D.

I valori limite sono indicati in tabelle differenziate, contenute in detto allegato, a seconda della tipologia di scarico e del corpo recettore.

È permesso in ogni caso lo scarico sul suolo o strati superficiali del sottosuolo degli scaricatori di piena, delle acque provenienti dalla lavorazione delle rocce native, delle acque meteoriche raccolte mediante fognatura separata, delle acque derivanti dallo sfioro dei serbatoi idrici.

Scarichi in corpi idrici superficiali Gli scarichi di acque reflue urbane in corpi idrici superficiali devono rispettare i limiti fissati alle tabelle 1 e 2 del D.

Gestione degli scarichi La tutela delle acque è una tipica competenza delle Regioni attraverso gli strumenti di pianificazione previsti dal D. Attraverso i Piani di tutela delle acque e i Piani di gestione del bacino idrografico, le Regioni individuano i principali apporti inquinanti e il loro effetto sulla qualità dai corpi idrici.

Sono poi le Province, che ai sensi del D. Per gestire meglio le attività di autorizzazione le Province effettuano talvolta il censimento degli scarichi in corso d'acqua superficiale, attraverso indagini conoscitive mirate all'individuazione di tutti gli scarichi che confluiscono nei vari corsi d'acqua. Lo scopo è quello di individuare tutti gli scarichi presenti e determinarne l'origine, la natura, la posizione territoriale, accertarne i titolari e lo stato autorizzativo.

Non effettua controlli per quanto riguarda gli scarichi di acque reflue domestiche ed assimilate. Qual è la normativa di riferimento per le acque di scarico?

La normativa di riferimento è il D. Gli scarichi delle abitazioni sono di pertinenza dei proprietari delle stesse, ci sono poi condutture comuni di pertinenza del condominio. In caso di perdita accidentale di reflui da una fognatura pubblica in area pubblica, cosa deve fare il cittadino che la osserva? È opportuno che venga presentata immediata segnalazione al gestore della fognatura in modo da permettergli di attivare il pronto intervento in tempi brevi.

Quali le condotte da ritenersi illecite? Il Regolamento di semplificazione ambientale D. In particolare, detta le condizioni affinché gli scarichi industriali di numerose attività economiche possano essere assimilate alle acque reflue domestiche.

Scarichi - Acque Reflue | ARPA Lombardia

La corretta distinzione tra le due tipologie di acque reflue — domestiche o industriali è fondamentale, perché a seconda della loro corretta configurazione giuridica, trova rilievo una distinta disciplina autorizzatoria e sanzionatoria.

E ancora: la nuova Autorizzazione Unica Ambientale A. Una facoltà o un obbligo per le aziende che effettuano scarichi idrici? Quale il campo di applicazione e quali le strutture che la possono richiedere? Il Decreto Legislativo n.

Quali le condizioni che escludono la cd. Responsabilità amministrativa delle persone giuridiche? Illeciti e sanzioni.

Quale disciplina sanzionatoria, nei casi di assenza di titoli autorizzatori? Se il campionamento medio fosse l'unica forma di verifica consentita, si avrebbe un sostanziale svuotamento delle previsioni sanzionatorie poiché il superamento dei limiti tabellari in seguito a immissioni occasionali non sarebbe di fatto perseguibile. In secondo luogo, non è da escludere che il destinatario del controllo, una volta che questo sia iniziato, prima del decorso delle tre ore, cessi temporaneamente e per il tempo in cui si protrae la verifica di sversare le sostanze inquinanti.

Va, Infine, considerato che il D. Ed allora il principio da tenere presente deve essere la funzione meramente strumentale del campionamento, che deve non tanto rispondere alle esigenze formali del rispetto delle procedure, quanto provare, sotto il profilo sostanziale, la rappresentatività dello scarico; occorre cioè fornire al giudice tutti gli elementi necessari perché egli, nel suo libero convincimento, possa valutare se, a seguito dell'attività amministrativa di controllo e prelievo, risultino violati i limiti di emissione v previsti dalle tabelle allegate al D.

In tale prospettiva la clausola di salvaguardia contenuta nel punto 4 del D. A patto che, trattandosi di eccezione rispetto alla regola, gli organi di controllo attestino in modo analitico e puntuale le circostanze per le quali sono ricorsi a tale metodo e le ragioni per cui lo hanno ritenuto più adeguato a esprimere la rappresentatività dello scarico ciclo produttivo, tempi e modi di versamento, portata e durata, ecc.

Le conclusioni cui si perviene sono confortate dalle affermazioni della Cassazione penale, la quale ha sul punto più volte osservato che: nella scelta del metodo di campionamento dei reflui sussiste una discrezionalità tecnica; la indicazione di effettuare l'analisi su un campione medio ha carattere direttivo e non precettivo, in quanto il tipo di campionamento è correlato non solo alle caratteristiche del ciclo produttivo, ma anche ai tempi, ai modi, alla portata ed alla durata dello scarico; le regole sul campionamento non devono considerarsi modificate alla luce della nuova normativa benché il decreto legislativo 17 maggio n, dedichi una più puntuale disciplina alle metodiche di campionamento; in ogni caso, l'omessa adozione del campionamento medio non determina la nullità delle analisi cfr.

Del resto, siffatto orientamento è stato normativamente confermato dalla modifica legislativa attuata dal D. In tal senso il disposto normativo si esprime letteralmente affermando che "le determinazioni analitiche al fini del controllo di conformità degli scarichi di acque reflue industriali sono di norma riferite ad un campione medio prelevato nell'arco di tre ore".

Il punto sulla disciplina e le sanzioni applicabili agli impianti di depurazione

Inoltre, è consentito all'autorità preposta al controllo di effettuare il prelievo con modalità diverse, al fine di ottenere il campione più adatto a rappresentare lo scarico.

Ai principi che si sono andati esponendo, si è puntualmente adeguato il giudice a quo, il quale ha osservato che il campionamento, pur se effettuato Ma metà strada tra l'istantaneo e il medio, essendosi prelevate n. Anche l'ultimo motivo di censura è infondato. Al riguardo, occorre rilevare che, con accertamento di fatto insindacabile in questa sede e contestato solo su un piano meramente assertivo dai ricorrenti, il tribunale ha osservato che nella specie non si era al cospetto di acque urbane ma di "fognature che convogliano anche scarichi di acque reflue industriali", di guisa che, a prescindere dall'interpretazione della nota 2 , i limiti di emissione da prendere in considerazione sono quelli di cui alla tabella 3 e non alla tabella 1.

In particolare, il tribunale ha accertato che nella specie si è, in presenza, appunto, di un sistema fognario misto, assistito da un impianto di depurazione, ove sicuramente le acque che convogliano nella rete provengono da un agglomerato.

Sicché i valori-limite di cui alla tabella 3, riferita precipuamente alle "acque industriali", devono pur sempre essere rispettati in presenza di quella peculiare tipologia di acque reflue urbane definite dall'art. D'altronde, il tribunale ha correttamente rilevato che, in presenza di acque scaricate da un depuratore comunale, per stabilire la tipologia del refluo - e, quindi, dello scarico - occorre fare riferimento alla natura e alla composizione delle acque di fatto scaricate: se in esso convoglino anche "acque industriali", come è sicuramente nel caso di specie, tale dovrà essere ritenuta anche la natura del refluo.

Non bisogna dimenticare, infatti, che la normativa di cui al D. Nel sistema introdotto dal D. Infine, infondata appare l'eccezione di non rappresentatività del campione prelevato, sul presupposto che il punto 1.

Scarico delle acque reflue

Invero, alla luce del dettato legislativo, l'eccezione è prevista in relazione ai soli valori - limite indicati in tabella 1, e a condizione che detti parametri non superino comunque determinate soglie ritenute particolarmente elevate. Per l'inverso, nel caso in ispecie la tabella applicabile è la 3 mentre le concentrazioni rilevate sono comunque superiori a quelle massime consentite affinché possa dirsi operante l'eccezione.

La disciplina degli gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane aventi una potenzialità inferiore ai duemila abitanti equivalenti è meramente eventuale e di competenza regionale. Per quanto attiene invece agli agglomerati con popolazione equivalente compresa tra 50 e a.

Conclusioni Da tutto quanto sopra esposto in merito alla fissazione dei valori limite per gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane non industriali , con capacità inferiore ai abitanti equivalenti,discende in maniera inequivocabile che un eventuale richiamo, da parte della P.